Tutti i farmaci, accanto agli effetti terapeutici desiderati per i quali vengono assunti ne hanno anche di meno favorevoli, che possono creare fastidi più o meno importanti soprattutto nelle persone più sensibili o predisposte a svilupparli.

Tra gli eventi avversi più frequenti dei farmaci assunti per bocca, ci sono diversi disturbi a carico dell’apparato digerente, come mal di stomaco, nausea, gonfiore addominale, stipsi o diarrea, meteorismo e flatulenza. Molto spesso queste manifestazioni sono correlate a un’alterazione dell’equilibrio della microflora intestinale (microbiota), corrispondente all’insieme dei microrganismi che vivono abitualmente nell’intestino umano in equilibrio tra loro e con il sistema immunitario e che contribuiscono a ottimizzare la funzionalità intestinale e il benessere dell’organismo nel suo complesso.

Farmaci notoriamente associati ad alterazioni del microbiota sono gli antibiotici. Oltre a uccidere i batteri patogeni all’origine dell’infezione che devono eliminare, gli antibiotici assunti per bocca agiscono negativamente anche sui microrganismi innocui della microflora endogena, riducendone l’abbondanza e modificandone la composizione. Dal momento che il microbiota contribuisce all’assorbimento dei nutrienti e ad altre funzioni chiave dell’intestino, questo impoverimento determinato dagli antibiotici porta spesso alla comparsa di infiammazioni della mucosa intestinale, malassorbimento, gonfiore addominale e diarrea, già dopo pochi giorni di trattamento.

Altri farmaci che possono alterare la microflora intestinale sono quelli che modificano il pH (ossia il grado di acidità) dello stomaco e dell’intestino. I principali sono gli antiacidi utilizzati contro l’iperacidità gastrica, il reflusso gastroesofageo e l’ulcera, come gli inibitori della pompa protonica (PPI). Generalmente, l’assunzione di antiacidi occasionale o per brevi periodi non causa problemi, ma se il trattamento viene protratto per diversi mesi la composizione del microbiota intestinale ne risente perché il pH del primo tratto dell’intestino diventa un po’ meno acido e i batteri patogeni trovano un ambiente più favorevole per proliferare a scapito di quelli protettivi. Diversi studi hanno indicato che chi assume PPI a lungo ha maggiori probabilità di sviluppare infezioni intestinali da Clostridium difficile, Salmonella e Campylobacter, nonché gastroenteriti virali.

Una categoria di farmaci molto usata (e abusata) particolarmente propensa ad alterare il microbiota intestinale è quella dei lassativi. Che siano di tipo osmotico (composti che trattengono acqua nell’intestino per ammorbidire le feci) o stimolanti (con effetto irritante sulla mucosa intestinale), la loro azione modifica notevolmente le condizioni ambientali locali, interferendo con la vitalità e la moltiplicazione dei microrganismi della microflora endogena sana.

Anche farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), corticosteroidi, immunomodulatori e immunosoppressori possono mettere in difficoltà il microbiota intestinale. In questo caso, l’azione negativa sulla microflora dipende dalla modificazione della risposta infiammatoria e immunitaria (generale e a livello della mucosa intestinale) indotta da questi farmaci e connaturata al loro meccanismo d’azione. Molte altre classi di medicinali possono alterare l’equilibrio del microbiota intestinale con diverse modalità: dai contraccettivi ormonali agli antipsicotici, dalla metformina (farmaco ipoglicemizzante per il diabete di tipo 2) alle statine (usate per ridurre il colesterolo), a vari antitumorali.